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Il silenzio della storia

Inviato da Terzocircolo [ Lunedì, 31 Maggio 2004 ]

A volte la storia non parla di alcuni avvenimenti: è il caso dei testimoni di Geova in Germania durante il periodo nazista. Essi, al pari di ebrei, zingari, omosessuali e nemici politici, furono spietatamente perseguitati e imprigionati nei campi di sterminio. Nel libro Les Bibelforscher et le nazisme (Gli Studenti Biblici e il nazismo), di cui abbiamo letto alcuni passi con la maestra, è scritto che nonostante le percosse, le minacce e le proscrizioni, nonostante le umiliazioni pubbliche e gli imprigionamenti, i testimoni di Geova non si lasciarono mai ‘rieducare’.

Nei campi di concentramento questi particolari prigionieri portavano sulla manica un piccolo triangolo viola come segno di riconoscimento, ed erano fatti oggetto di particolari brutalità.
Ma per quale motivo i testimoni di Geova fecero infuriare il regime nazista? In un suo libro, il professore di storia Ian Kershaw fa notare che i Testimoni divennero oggetto di persecuzione perché rifiutarono di cedere alle rivendicazioni totalitarie dello stato nazista”.
Essi rifiutarono di partecipare alla violenza e all’uso della forza militare e quindi anche di “lavorare per la guerra”. Credendo nella neutralità politica, non avrebbero né votato per Hitler né fatto il saluto nazista. Questo provocò l’ira dei nazisti e mise in pericolo i Testimoni perché “il nazionalsocialismo non avrebbe tollerato un simile rifiuto”.
C’era poi anche la questione del servizio militare reso obbligatorio da Hitler a metà marzo del 1935. Sempre per lo stesso motivo di non riconoscere altra autorità all’infuori di Dio, i Testimoni di Geova rifiutano di prestare tale servizio.
I nazisti intensificarono la persecuzione. Il 1° aprile 1935 i Testimoni furono messi al bando in tutta la nazione.
Nel 1939 seimila erano stati messi in prigione e migliaia erano stati mandati nei campi di concentramento. Circa 2.000 Testimoni detenuti erano morti, oltre 250 dei quali erano stati giustiziati. Nondimeno, come hanno scritto Ericksen e Heschel, “i testimoni di Geova in generale si attennero alla loro fede malgrado le difficoltà”. Come risultato, quando il regime di Hitler cadde, oltre mille Testimoni uscirono vittoriosi dai campi.

Nei campi i Testimoni si riunivano e pregavano insieme, producevano letteratura e facevano proseliti.
Nella sua autobiografia, “Comandante ad Auschwitz”, Rudolf Höss parla dell’esecuzione di alcuni Testimoni che si erano rifiutati di violare la neutralità cristiana e dice: “Così immaginai dovessero essere i primi martiri cristiani, condotti nell’arena per essere dilaniati dalle belve. Andarono dunque alla morte coi visi illuminati, gli occhi rivolti al cielo e le mani congiunte nella preghiera e levate in su. Tutti coloro che assistettero alla loro morte ne furono turbati, perfino il plotone d’esecuzione”. — Trad. di G. Panzieri Saija, Einaudi, Torino, 1985.

Bisognerebbe prendere ad esempio la fede di quei leali Testimoni di Geova che mantennero l’integrità nonostante la persecuzione nazista.


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